Tuesday, 17 April 2012 16:07

Cooperativa ZOE, una realtà d’impresa tra Tuscia e Toscana

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La Cooperativa Sociale ZOE ha la sua sede amministrativa a Farnese e quindi in provincia di Viterbo, nella Tuscia, ma opera anche in province limitrofe che appartengono a regioni diverse, quali la Toscana e l’Umbria. Infatti, oltre a gestire servizi, ad esempio, nelle province di Grosseto o Siena (è di recente acquisizione la gestione dell’abbazia cistercense di San Galgano, nel comune di Chiusdino), è in rete con interlocutori ed enti pubblici dei comuni di Grosseto, Orvieto, Terni, per quanto riguarda l’offerta di servizi allatosc persona.
In questo senso la Zoe è sì una risorsa della Tuscia viterbese, ma, per ragioni geografiche e perché alcuni servizi ubicati in comuni direttamente confinanti con altri di regioni diverse (come ad esempio la struttura residenziale per minori “L’Arco” di Onano), è una risorsa per territori e comuni quali: Sorano e Pitigliano (GR), San Casciano dei Bagni (SI), Castel Viscardo e Allerona (TR), Manciano (GR)…
È in questo modo che la ZOE ha sviluppato, nel tempo, una visione del sociale “allargata” e uno sguardo alle problematiche del territorio al quale appartiene (la Tuscia) “multifocale”; capace, in termini di risposte creative e risorse di rete, di apportare elementi d’innovazione derivati dal confronto con realtà aventi una tradizione culturale, politica e d’impresa certamente diversa.
Il modello d’imprenditoria sociale e di business della ZOE, pertanto, è modellato dalla sua esperienza; inoltre, pur riconoscendo e rispettando i limiti imposti dalla correttezza nei rapporti di mercato (riconoscendo e rispettando, poniamo, le logiche consortili, le aree di competenza e simili), non misconosce il valore, la “forza motrice” della competizione. Una competizione di mercato sana, non estrema, ma capace di alimentare principi quali:

  • L’accesso libero, democratico alle opportunità di sviluppo;
  • L’innalzamento degli standard qualitativi;
  • La tutela delle facoltà decisionali, di scelta delle persone utenti e dei soggetti che fruiscono dei servizi;
  • La “redditività” delle azioni svolte, ai fini della sostenibilità delle stesse.

 

Riteniamo essere quest’ultimo punto il cardine di una responsabilità sociale d’impresa che superi l’autoreferenzialità di giudizio (la lode fatta a se stessi!), sul “banco di prova” di un’imprenditoria sociale dinamica, realmente produttiva e in grado di diventare essa stessa motore economico e finanziario di sostegno alle iniziative.

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