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Il progetto “Educhiamoci alla diversità” è un progetto realizzato con fondi della Provincia di Viterbo e rivolto alle scuole medie superiori della Provincia stessa.

Le finalità del progetto, indicate da Avviso, sono:

  • Contrastare la presenza di pregiudizi fondati sulle diversità razziali, specialmente per i neo-comunitari;
  • Promuove e comunicare modelli cultuali volti a favorire un’educazione di riconoscimento, rispetto e valorizzazione della diversità (in ogni sua forma);
  • Promuovere e diffondere nei giovani un’identità culturale multietnica.

Si è inteso perseguire questi obiettivi con un lavoro sul campo che ha visti impegnati, oltre ai referenti-tutor d’istituto e al coordinatore di progetto Enrico Clementi, due figure di Facilitatore per la parte teorica, nelle persone di Alberto Castori (ricercatore sociale) e Patrizia Roselli (docente), e un Grafico/Fumettista, Riccardo Fortune, per la parte pratica. L’idea è stata quella di suddividere i 9 mesi di lavoro in due Moduli giustapposti; l’uno teorico, nel quale rileggere criticamente concetti come “diversità”, “identità”, “cultura”, “razza” (“razzismo”); “etnia”, “integrazione”, “tolleranza” e simili, l’altro pratico, nel quale dare corpo e forma grafica ai contenuti e alle risonanze emotive derivate dal lavoro di concettualizzazione precedente. Quello allegato il lavoro conclusivo, presentato il 31 Marzo scorso presso la sala conferenze della Provincia in via Saffi e stampato in numero limitato su supporto cartaceo.

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La Cooperativa Sociale ZOE ha la sua sede amministrativa a Farnese e quindi in provincia di Viterbo, nella Tuscia, ma opera anche in province limitrofe che appartengono a regioni diverse, quali la Toscana e l’Umbria. Infatti, oltre a gestire servizi, ad esempio, nelle province di Grosseto o Siena (è di recente acquisizione la gestione dell’abbazia cistercense di San Galgano, nel comune di Chiusdino), è in rete con interlocutori ed enti pubblici dei comuni di Grosseto, Orvieto, Terni, per quanto riguarda l’offerta di servizi alla persona.


In questo senso la Zoe è sì una risorsa della Tuscia viterbese, ma, per ragioni geografiche e perché alcuni servizi ubicati in comuni direttamente confinanti con altri di regioni diverse (come ad esempio la struttura residenziale per minori “L’Arco” di Onano), è una risorsa per territori e comuni quali: Sorano e Pitigliano (GR), San Casciano dei Bagni (SI), Castel Viscardo e Allerona (TR), Manciano (GR)…
È in questo modo che la ZOE ha sviluppato, nel tempo, una visione del sociale “allargata” e uno sguardo alle problematiche del territorio al quale appartiene (la Tuscia) “multifocale”; capace, in termini di risposte creative e risorse di rete, di apportare elementi d’innovazione derivati dal confronto con realtà aventi una tradizione culturale, politica e d’impresa certamente diversa.

Il modello d’imprenditoria sociale e di business della ZOE, pertanto, è modellato dalla sua esperienza; inoltre, pur riconoscendo e rispettando i limiti imposti dalla correttezza nei rapporti di mercato (riconoscendo e rispettando, poniamo, le logiche consortili, le aree di competenza e simili), non misconosce il valore, la “forza motrice” della competizione. Una competizione di mercato sana, non estrema, ma capace di alimentare principi quali:

  • L’accesso libero, democratico alle opportunità di sviluppo;
  • L’innalzamento degli standard qualitativi;
  • La tutela delle facoltà decisionali, di scelta delle persone utenti e dei soggetti che fruiscono dei servizi;
  • La “redditività” delle azioni svolte, ai fini della sostenibilità delle stesse.

Riteniamo essere quest’ultimo punto il cardine di una responsabilità sociale d’impresa che superi l’autoreferenzialità di giudizio, sul “banco di prova” di un’imprenditoria sociale dinamica, realmente produttiva e in grado di diventare essa stessa motore economico e finanziario di sostegno alle iniziative.

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La cooperativa sociale Zoe, pur cercando di mantenere un buon mix di uomini e donne nelle varie aree, intende valorizzare il lavoro e la presenza delle donne al suo interno. C’è infatti un problema culturale in Italia e in questo senso dovremmo avvicinarci di più al modus operandi dei Paesi scandinavi; nei quali l’equità del welfare favorisce notevolmente l’occupazione femminile, tanto che oscilla tra il 75% e l’80%.

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Mai come nell'attuale società complessa si è continuamente alla ricerca di un equilibrio tra due istanze apparentemente conflittuali, come la stabilità e il cambiamento.

 

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Make a Change (letteralmente “fare una modifica”, “modificare”: indurre un cambiamento), è, propriamente, una rete di organizzazioni e persone (manager, imprenditori, finanziari, professionisti...) che operano secondo criteri di responsabilità sociale in vari settori. Persone unite da un’etica di tipo sociale e dal desiderio di operare un cambiamento reale nella società introducendo un nuovo modello d’impresa all’interno del mondo degli affari, con equilibrio e senso di giustizia e mettendo a frutto la propria esperienza e capacità.
La Cooperativa Sociale ZOE di Farnese aderisce a questo modello d’impresa, che punta sulla logiche della Responsabilità Sociale (CSR), su quella della rete d’imprese e della “ibridazione” delle competenze, sulla “reddittività” delle azioni prodotte e sulla conseguente sostenibilità delle stesse, come criteri in grado d’incentivare una reale crescita e un reale benessere del territorio; incentivando, altresì, le possibilità occupazionali e l’inserimento delle “vecchie” e nuove categorie di persone in situazione di svantaggio sociale: giovani disoccupati, inoccupati over 40-over 50, lavoratori stranieri, popolazione femminile…
In questo senso la Cooperativa Sociale ZOE è soggetto attivo sul territorio nella promozione di un cambiamento culturale che mette il capitale e il profitto – non assoluto ma “cappato” (low-profit) - al servizio del benessere sociale. Un nuovo Business Sociale che genera vantaggi per tutti all’interno del mercato di capitali tradizionale.
Con Make a Change anche la ZOE favorisce e sostiene la nascita di nuove imprese sociali, secondo due modalità differenti:

 

  • Iniziative in parnership con soggetti pubblici o privati selezionati per lo sviluppo congiunto di progetti in rete e la creazione di imprese sociali (profit o no profit) che forniscano prodotti o servizi di rilevanza sociale.

 

  • Supporto manageriale, di consulenza ed operativo ad imprese di terzo settore in fase di crescita o consolidamento (start up di giovani imprenditori sociali che la ZOE sostiene per l’accesso al mercato), oppure a rischio recessione. È nata a tal fine, nel 2012, all’interno della ZOE, una società denominata INTERLINEA – CONSULENTI PER IL SOCIAL BUSINESS, che aggrega risorse interne ed esterne alla cooperativa stessa di alto profilo professionale, comprovata reputazione ed esperienza.
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Wednesday, 18 April 2012 01:55

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La Cooperativa Sociale ZOE ha la sua sede amministrativa a Farnese e quindi in provincia di Viterbo, nella Tuscia, ma opera anche in province limitrofe che appartengono a regioni diverse, quali la Toscana e l’Umbria. Infatti, oltre a gestire servizi, ad esempio, nelle province di Grosseto o Siena (è di recente acquisizione la gestione dell’abbazia cistercense di San Galgano, nel comune di Chiusdino), è in rete con interlocutori ed enti pubblici dei comuni di Grosseto, Orvieto, Terni, per quanto riguarda l’offerta di servizi allatosc persona.
In questo senso la Zoe è sì una risorsa della Tuscia viterbese, ma, per ragioni geografiche e perché alcuni servizi ubicati in comuni direttamente confinanti con altri di regioni diverse (come ad esempio la struttura residenziale per minori “L’Arco” di Onano), è una risorsa per territori e comuni quali: Sorano e Pitigliano (GR), San Casciano dei Bagni (SI), Castel Viscardo e Allerona (TR), Manciano (GR)…
È in questo modo che la ZOE ha sviluppato, nel tempo, una visione del sociale “allargata” e uno sguardo alle problematiche del territorio al quale appartiene (la Tuscia) “multifocale”; capace, in termini di risposte creative e risorse di rete, di apportare elementi d’innovazione derivati dal confronto con realtà aventi una tradizione culturale, politica e d’impresa certamente diversa.
Il modello d’imprenditoria sociale e di business della ZOE, pertanto, è modellato dalla sua esperienza; inoltre, pur riconoscendo e rispettando i limiti imposti dalla correttezza nei rapporti di mercato (riconoscendo e rispettando, poniamo, le logiche consortili, le aree di competenza e simili), non misconosce il valore, la “forza motrice” della competizione. Una competizione di mercato sana, non estrema, ma capace di alimentare principi quali:

  • L’accesso libero, democratico alle opportunità di sviluppo;
  • L’innalzamento degli standard qualitativi;
  • La tutela delle facoltà decisionali, di scelta delle persone utenti e dei soggetti che fruiscono dei servizi;
  • La “redditività” delle azioni svolte, ai fini della sostenibilità delle stesse.

 

Riteniamo essere quest’ultimo punto il cardine di una responsabilità sociale d’impresa che superi l’autoreferenzialità di giudizio (la lode fatta a se stessi!), sul “banco di prova” di un’imprenditoria sociale dinamica, realmente produttiva e in grado di diventare essa stessa motore economico e finanziario di sostegno alle iniziative.

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Mai come nell'attuale società complessa si è continuamente alla ricerca di un equilibrio tra due istanze apparentemente conflittuali, come la stabilità e il cambiamento.

Se il concetto di stabilità tende a legarsi a quelli di certezza, solidità, continuità, ma può anche determinare immobilismo, rigidità, orizzonti di visione limitati, lo stesso

può dirsi per il cambiamento, che nell'accezione positiva è sinonimo di trasformazione, sviluppo, creatività, ma che nella sua valenza negativa può tradursi in disorientamento, discontinuità, dispendio di risorse, precarietà. La cooperativa sociale Zoe ha fatto propria la sfida di conciliare stabilità e cambiamento, certezza occupazionale e disponibilità ad intraprendere il nuovo; modificando assetti organizzativi e gestionali, ruoli, funzioni.

L’orientamento al cambiamento, per tanto, ha determinato nella Zoe forme evidenti di riassetto per quanto attiene, nello specifico:

  • Un orario di lavoro meno rigido, più flessibile ed elastico, attento alle esigenze del singolo (work-life balance).
  • Contenuti meno centrati sulla quantità del lavoro svolto e più sulla qualità, sullo “spessore cognitivo” delle prestazioni (attenzione al processo).
  • Le modalità di lavoro sono meno vincolate ad un luogo fisico prestazionale (tipo ufficio) e gestite in luoghi anche diversi, informali, facendo leva sul benessere, sulle motivazioni e la responsabilità del singolo professionista (welfare aziendale).
  • L'organizzazione del lavoro è meno gerarchica, più partecipativa e orientata “per progetti”, attivando risorse interne e di rete orizzontali.
  • Le valutazioni al lavoro e il riconoscimento del merito (anche economico) tengono ampiamento conto non solo del lavoro svolto “sul campo”, ma anche dell’iniziativa, della creatività, dell’investimento personali per l’innovazione e lo sviluppo dell’impresa.
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